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ATTALLA - Aveva detto una bugia. Per questo una bimba di nove anni è stata costretta a correre per tre ore. La drammatica punizione inflitta dalla nonna e dalla matrigna si è conclusa con la morte della piccola Savannah Hardin. Per le sue 'aguzzine', che ora sono in stato di fermo ad Attalla in Alabama, pende l'accusa di omicidio. Savannah Hardin venerdì scorso ha mentito alla nonna, la 46enne Joyce Hardin Garrard, negando di aver mangiato una caramella. Per questo è stata costretta da lei e dalla madre 27enne Jessica Mae Hardin a correre ininterrottamente per ore. La mamma la stessa sera ha chiamato i soccorsi, perché la bambina aveva avuto un malore ed era priva di coscienza. Lo sforzo le aveva infatti provocato una severa disidratazione, per cui è morta lunedì. La causa del decesso è stata rivelata da una autopsia, secondo cui si è trattato di omicidio. Un abitante del quartiere ha raccontato di aver visto la piccola correre davanti alla sua casa, ma di non aver visto nessuno che la costringesse.

* Fonte Leggo

Costretta a correre 3 ore per una bugia: muore bimba di 9 anni

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Rovigo, sesso nel bagno del ristorante: denuncia uno stupro ma video la incastraHa denunciato di aver subito uno stupro di gruppo dopo essere stata drogata, ma le riprese compiute con un cellulare e le analisi tossicologiche hanno smentito la ragazza, una ventenne, residente in Alto Polesine. Così la denuncia è stata rivolta a lei: dovrà rispondere dei reati di procurato allarme presso l'autorità e simulazione di reato.

Il fatto risale alla metà di giugno. In un ristorante di Carbonara Po, un gruppo di ragazzi sta festeggiando un compleanno. Tra gli invitati c'è una coppia di fidanzati polesani. A un certo punto la ragazza si alza dal tavolo e va al bar del locale a prendere un digestivo. Poi va in bagno.

Passano i minuti e il fidanzato, non vedendola tornare, va a cercarla. Nella toilette delle donne tutte le porte sono aperte tranne una, da cui provengono ansimi, mormorii, rumori inconfondibili. Il giovane si affaccia sopra la porta e vede la sua ragazza che sta avendo un rapporto sessuale in vari modi con due uomini. Disgustato e fuori di sé, il ragazzo non ha nemmeno la forza di reagire e come una furia lascia il ristorante.

La fidanzata il giorno dopo lo chiama, gli manda sms, ma non ha risposta. Così va a cercarlo a casa. Lui le racconta cosa ha visto in quel bagno e lei, allibita, spiega di non ricordare nulla, di essere stata drogata e struprata da quei due ragazzi e da altri due poco prima. A quel punto il fidanzato la accompagna dai carabinieri del paese in cui vivono e la ventenne denuncia, con tanto di nomi e cognomi, i quattro presunti violentatori.

I militari le consigliano di fare i test tossicologici in ospedale per sostenere la denuncia e lei va a farsi fare il prelievo del sangue a Pieve di Coriano. La querela finisce in procura, parte l'indagine e i quattro indicati dalla ragazza come stupratori vengono chiamati dal magistrato. A quel punto salta fuori una ripresa video compiuta col cellulare da uno dei coinvolti, che testimonia, in modo a quanto pare inconfutabile, che la ventenne era consenziente durante i rapporti sessuali. E le analisi del sangue smentiscono che fosse drogata.

Cadono le accuse nei confronti dei quattro giovani, ma viene denunciata la stessa protagonista del fatto, che ora dovrà rispondere di procurato allarme presso l'autorità e simulazione di reato. Non è escluso che scatti anche la calunnia, per quanto detto nei confronti dei quattro.

* Fonte IlMattino
 
Rhiannon Mackay, è la prima donna a finire in prigione per aver mentito su un curriculum, dichiarando di essere in possesso di due qualifiche.

La donna 29enne, precedentemente ha usato il suo curriculum falso per ottenere altri posti di lavoro, fino a quando non è stata assunta nell'amministrazione della NHS nel maggio del 2008 dove è stata dipendente fino allo scorso ottobre.

In questo periodo più volte il capo della NHS ha sollevato qualche perplessità sul lavoro svolto dalla donna. Dopo varie domande e messa alle strette con una serie di domande, la donna ha confessato di aver mentito sul suo curriculum.

A questo punto la società ha portato il caso in tribunale dove il giudice ha condannato l'ex dipendente a 6 mesi di prigione per frode all'azienda in quanto dichiarava di avere i requisiti e l'esperienza necessaria per quel tipo di lavoro.

Dalle indagini si è scoperto che i falsi certificati erano stati preparati al computer e firmati dal marito della donna.

Secondo un sondaggio fatto dalla Onepoll, su un campione di 2.000 lavoratori, più del 19% ha dichiarato di aver dichiarato il falso sul proprio curriculum vitae.

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Donna condannata a 6 mesi di carcere per aver mentito sul curriculum

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