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TRENTO - Un operaio trentino e' stato licenziato dopo la denuncia della madre che lo accusava di utilizzare per scopi personali i permessi retribuiti chiesti per assistere l'anziano padre invalido. Il caso, approdato al Tribunale di Trento, e' nato in seguito alla denuncia presentata ai carabinieri dalla donna, ottantenne, che ha raccontato di essere stata maltrattata dal figlio cinquantenne, accusato anche di truffa. I guai peggiori per l'operaio sono arrivati quando l'anziana madre ha scritto una lettera al datore di lavoro del figlio, accusato di avere abusato dei permessi di lavoro necessari per accudire il padre. L'azienda ha ritenuto valida questa accusa di assenteismo e ha inviato una lettera di licenziamento al dipendente. Licenziamento confermato dopo l'annullamento del reintegro dell'uomo deciso dal giudice del reclamo. All'origine della disavventura dell'operaio ci sarebbe una lite familiare a proposito di un'eredita'. Perso il lavoro, per l'uomo non resta che sperare in un ricorso in Cassazione.

* Fonte ANSA

Madre denuncia e fa licenziare il figlio operaio per assenteismo

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ROMA - Coltivare sul terrazzo di casa una piantina di marijuana non costituisce più reato in Italia. Lo ha stabilito la Cassazione perché il fatto, nonostante il rigido orientamento delle norme sugli stupefacenti, non ha alcuna portata offensiva. L'occasione della pronuncia è stata il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro ha protestato contro l'assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di 'maria' sul balcone della sua abitazione a Scalea (Cosenza). Il ricorso è stato dunque respinto, con questo verdetto i supremi giudici - sentenza 25674 - sembrano volersi lasciare alle spalle quella giurisprudenza che ha stabilito che deve essere sempre punita la coltivazione di sostanza stupefacente.

In particolare la Cassazione, per sdoganare dalla soglia di rilevanza penale il possesso della piantina di canapa indiana, fa riferimento a un principio giuridico che, sebbene timidamente, ha già fatto capolino nella giurisprudenza di merito e di legittimità e che tira in ballo la necessità che il possesso limitato di piante o principi droganti sia in grado di procurare danni. In pratica, ad avviso dei supremi giudici occorre sposare la linea di giudizio che individua nella 
«problematica dell'offensività» la leva «destinata in futuro ad innovare tutto il sistema penale». Dunque quando la «modestia dell'attività posta in essere» emerge da circostanze oggettive di fatto, come in questo caso la coltivazione di una piantina in un piccolo vaso sul terrazzo di casa con un principio attivo di mg 16, il comportamento dell'imputato deve essere ritenuto del tutto inoffensivo e non punibile anche in presenza di specifiche norme di segno contrario. In conclusione, osserva la Cassazione, non solo non è punibile alcun comportamento non previsto dalla legge come reato, ma non è punibile nemmeno il reato che non procura danni a nessuno: in altre parole «nullum crimen sine lege» ma anche «nullum crimen sine iniuria».

MELONI: "CASSAZIONE SCANDALOSA" «Il via libera della Cassazione alla coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa è scandaloso. Lo Stato si regge su leggi uguali per tutti, anche per chi è chiamato a farle rispettare». Lo dichiara in una nota il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. «La motivazione della sentenza ha poi qualcosa di agghiacciante, quando prevede che il fatto 'è non punibile anche in presenza di specifiche norme di senso contrario', perchè 'inoffensivò. Questo - secondo il ministro della Gioventù - rischia di stabilire un precedente gravissimo: ovvero che un reato non sia più tale, nonostante la legge, quando considerato 'inoffensivo'». «Se i magistrati vogliono farsi legislatori - conclude Meloni - smettano la toga e si facciano eleggere in parlamento».

* Fonte Leggo

La Cassazione: Si ad una pianta di marijuana in casa!

 
Condannato 80enne per gavettone a vicinoConfermata, dalla Cassazione, la condanna per lesioni a carico di un ottantenne di Citta' di Castello, Pompeo R., che aveva tirato un gavettone a un vicino di casa con il quale era in lite da sempre.

Il suo 'rivale' colpito dall'acqua era scivolato e aveva riportato lesioni guaribili in sette giorni. Per questo aveva querelato Pompeo che, senza successo si e' rivolto alla Cassazione sostenendo che il vicino era scivolato su un tubo dell'acqua, in giardino. Ma la Cassazione non ha creduto a questa tesi perche' un'altra vicina aveva assistito al lancio del gavettone e la sua testimonianza ha inchiodato Pompeo.

Il 'nonno' e' stato anche condannato a pagare le spese processuali, ha versare 1.000 euro alla cassa delle ammende e 3.300 euro per le spese legali sostenute dalla sua 'vittima'. E' stato cosi' confermato il verdetto emesso, il 3 ottobre 2006, alla Corte d'Appello di Perugia.
* Fonte UmbriaLeft, Ansa

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