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Studio svela: ''Chi fa sesso con più di un partner è meno esposto al cancro alla prostata''

Il segreto per ridurre i rischi di avere il cancro alla prostata è avere più partner. Di questo, almeno, sono convinti alcuni ricercatori.  

Lo studio, riportato dal Daily Mail, mostra che chi ha avuto più di venti differenti partner sessuali ha il 28% di possibilità in meno di rimanere affetto dal cancro. Questo perché l'attività sessuale e l'eiaculazione hanno effetti benefici, come sottolineato dal professor Parent, dell'università di Montreal: «La fuoriuscita di liquido seminale, come è noto, aiuta a depurare le zone in cui si viene a formare il cancro alla prostata». 

Dall'altro lato, invece, chi non ha avuto rapporti sessuali rischia di raddoppiare le possibilità di contrarre il cancro. Nessuna variazione, invece, è stata rilevata nel caso di rapporti omosessuali.

leggo.it

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''Sesso con un uomo in ogni città che visito'': la folle missione di Ju Peng

PECHINO - Una missione da compiere: fare sesso con almeno un uomo diverso, per ogni città visitata. E' questo l'obiettivo di Ju Peng, una ragazza di 19 anni originaria della Cina. Gli unici requisiti che devono avere i ragazzi sono: bellezza, avere meno di 30 anni ed essere alti più di 1,75 centimetri.

Tutto è partito da un annuncio sul sito Weibo, nel quale la ragazza annunciava di essere in cerca di fidanzati 'temporanei'. Ma la sua proposta ha scetenato una serie di polemiche: in molti le hanno dato della prostituta.

«Questi uomini devono finanziare il mio viaggio verso la loro città - commenta Ju Peng - in cambio possono trascorrere una notte di sesso con me. Non è niente di cui vergognarsi, è una sorta di autostop alternativo», ha concluso.

ilmessaggero.it


 

Non sente lo stimolo di mangiare e di bere da un anno: la malattia misteriosa di un 12enne

USA - La vita di Landon Jones, 12 anni, di Cedar Falls, Iowa, negli Stati Uniti ha un'unica colonna sonora.

Un mantra costante che ha la voce di mamma Debbie e papà Michael che ripetono ininterrottamente: «Bevi un po', dai un morso». Perché da quando si è svegliato un anno fa nel suo letto, in quella che doveva essere una ripetitiva giornata di scuola, la sua vita è stata stravolta da una malattia che per adesso non ha né un nome né una spiegazione.

Dal 14 ottobre 2013 Landon ha perso ogni stimolo a bere e a mangiare. I genitori lo vedono deperire giorno dopo giorno senza trovare una soluzione a questa patologia che sta riducendo il loro ragazzo pelle e ossa.

Tutto è iniziato quando Landon si è svegliato una mattina di un anno fa. Aveva le vertigini, non riusciva a reggersi in piedi e si sentiva svenire. Aveva una forte tosse e il petto intasato di catarro. Da quel momento non ha più sentito il bisogno di mangiare o bere. Fino al giorno prima aveva scorrazzato con il fratellino Bryce di 9 anni in bicicletta e dopo avevano trangugiato insieme diverse fette di pizza e una ciotola di gelato. Tutto come sempre. Ventiquattro ore dopo la sua vita era totalmente cambiata.

«È successo qualcosa nel cuore della notte - ha detto il papà Michael - si è svegliato così e niente è stato più lo stesso». Da quel momento per Landon è iniziata la sfilza di visite mediche, test, esami e analisi per capire cosa gli fosse successo: in un anno la famiglia ha visitato gli ospedali di cinque città diverse alla frustrante ricerca di risposte e soprattutto di cure.

Ma fino ad adesso nessuno è stato in grado di dare un nome alla malattia del ragazzino. Il prossimo appuntamento è al National Institutes of Health a Bethesda, dove medici specializzati esaminano una manciata di rarissimi casi ogni anno.

Momentaneamente l'unica ipotesi riguarda una disfunzione ipotalamica che potrebbe spiegare l'eccessiva perdita di peso di Landon: un anno fa il ragazzo pesava 47 chili, oggi arriva ad appena 31. Per Michael e Debbie, sposati da 14 anni, uno strazio quotidiano. Ogni giorno tirano fuori il cestino del pranzo dallo zaino del figlio per scoprire che ha dato un piccolo morso a un angolo del sandwich. «Ci sentiamo inutili – racconta papà Michael – lo vediamo deperire ogni giorno di più».

Oggi il sogno di Landon è avere una vita normale ma la malattia lo sta allontanando da tutto questo: lo scorso anno ha perso 65 giorni di scuola, non ha voglia di studiare o di giocare e trascorre i pomeriggi sul divano privo di energie. Il prossimo passo, a breve, potrebbe essere quello di inserire un tubo direttamente nell'addome per nutrire il ragazzo.

Il dottor Marc Patterson, neurologo della Mayo Clinic da 33 anni, dopo aver esaminato Landon ha parlato del ragazzo come un caso unico al mondo. «La nostra sfida è comprendere ciò che del cervello ancora non sappiamo - ha commentato il dottore – abbiamo esaminato a lungo Landon ma non siamo stati in grado di fare una diagnosi definitiva». Per adesso la malattia rimane un mistero.

L'unica possibilità di sopravvivenza è nelle parole di mamma e papà, un mantra inarrestabile che fino a quando non ci sarà una spiegazione potrebbe tenerlo in vita: «Bevi un po', dai un morso».

ilmessaggero.it