scuolazoo.com

Notizie incredibili

 

Sei mesi di chemio ma non è malata, la risarciscono ma ha danni permanenti

SCOZIA - Quando nel 2008 le diagnosticarono un tumore al fegato allo stato terminale, Ann Milne, che all'epoca aveva 56 anni, non ha avuto dubbi: si doveva subito sottoporre alla chemioterapia.

Sei mesi estenuanti fatti di angosce, dolori, perdita di capelli, vomito e stanchezza. Un tunnel alla fine del quale ha scoperto, nel 2009, che la diagnosi era sbagliata e che lei non era mai stata ammalata di cancro.

Una scoperta dal sapore agrodolce. Da un lato l'euforia di una donna, nonna e madre di 4 figli, che si sente rinascere e assapora nuovamente il gusto di una vita che sino a poco prima sembrava perduta. Dall'altro la disperazione nel constatare che quella cura inutile ha lasciato una traccia indelebile: danni muscolari permanenti che costringono Ann a una vecchiaia prematura, tanto da far diventare indispensabile un bastone per poter camminare. Solo ora è riuscita a ottenere un cospicuo risarcimento per il suo caso di "malasanità". Molti soldi, ma niente scuse. L'azienda sanitaria si è limitata a dire: «Possiamo confermare che la questione è chiusa». 

«Hanno rovinato la mia vita - dice Ann - Io sono stata sempre piena di energia ed ero abituata a fare lunghe passeggiate con la mia famiglia, mentre ora non riesco a camminare per pochi metri senza stancarmi. Questa storia mi ha invecchiata di 20 anni. Sono disgustata al pensiero di essermi sottoposta alla chemioterapia per una malattia non ho nemmeno avuto, di aver subito una cura che avrebbe potuto uccidermi. Il peso che ha dovuto sopportare la mia famiglia è stato enorme, non credo che ci sarà mai la possibilità di superare tutto questo: mi era stata data una condanna a morte». 

Ann, ex segretaria di Fraserburgh, Aberdeenshire, in Scozia, nel novembre 2008 restò devastata nell'apprendere di avere un cancro al fegato, cinque anni dopo aver sconfitto un cancro al seno. Aveva avvertito un dolore al braccio destro nel novembre 2008 e si fece visitare dal medico di famiglia. I test evidenziarono varie lesioni al fegato che i medici diagnosticarono erroneamente come tumori cancerosi: dissero ad Ann e a suo marito Graeme, 50 anni, operatore di gru, che la scienza non poteva far nulla per salvarla dal cancro. In ogni caso le fu data la possibilità di sottoporsi alla chemioterapia, almeno per allungarle un po' la vita e regalarle più tempo da passare con i suoi figli (Lynne, 36anni, Douglas, 31, Neil, 29 e Paul, 28) e i suoi nipoti Skye, 17, Nikole, 14, Lily e Siena, entrambi di un anno. Per i sei mesi successivi Mrs. Milne ha subito sedute di chemioterapia che le fecero perdere i capelli e le provocarono vomito e affaticamento. Rimase talmente devastata che a un certo punto i figli pensarono che avesse avuto un ictus. In quel periodo Ann avviò un libro di memorie per aiutare i suoi figli a ricordarla e cominciò a fare progetti per il suo funerale. 

Ann racconta di aver accettato gli orrori della chemioterapia solo per guadagnare tempo prezioso da vivere con figli e nipoti. Dopo la prima seduta fu ricoverata in terapia intensiva perché il suo cuore stava cedendo. Il trattamento la costrinse a letto per mesi, senza energie da spendere per giocare con i nipoti. Quando, però, nel 2009 i medici notarono che le condizioni di Ann erano invariate, la convocarono all'Aberdeen Royal Infirmary per un check-up. «Pensai che volevano dirmi che stavo rispondendo bene al trattamento - dice Ann - Ho cominciato a chiedermi se avessi in qualche modo battuto il cancro ancora una volta, nonostante la diagnosi. Quando il medico mi disse che ero addirittura libera dal cancro, mi sentii totalmente felice. Ma quando aggiunse che il cancro io non lo avevo mai avuto l'esaltazione svanì. Mi disse che i "tumori" che avevano trovato erano solo lesioni innocue e non cancerose. A quel punto, la felicità si trasformò in rabbia. Mi avevano rubato parte della mia vita». 

Ora Ann ha ottenuto un risarcimento a sei cifre dall'azienda sanitaria NHS Grampian, ma sottolinea come l'organizzazione non sia mai riuscita a chiedere scusa. Un portavoce della NHS si è limitato a dire: «Siamo in grado di confermare che la questione è chiusa».

leggo.it


 

Vita sessuale rovinata per un errore medico, il tribunale: ''Per le over 50 il sesso non conta''

PORTOGALLO - Dopo i 50 anni, il sesso per le donne conta poco o nulla. Lo ha stabilito un Tribunale di Lisbona con una sentenza che fa discutere, e molto. Scatenando forti polemiche - non solo delle femministe - su quell’affermazione fatta dai giudici esaminando il caso di una signora che per un errore medico durante un’operazione chirurgica ha subito danni che non le permettono più una normale attività sessuale. Tra l’altro, in base a questa loro convinzione, hanno anche ridotto il risarcimento danni, tagliandolo da 175 mila a 60 mila euro.

Secondo i giudici di una delle massime istanze, il Tribunale supremo amministrativo (Sta) di Lisbona, la donna «alla data dell’operazione aveva già 50 anni e due figli, vale a dire un’età nella quale la sessualità non ha l’importanza che assume in età più giovane».

Parole che hanno fatto insorgere le femministe del Paese, ma non solo loro. Durissime proteste dell’Associazione delle Donne Giuriste del Portogallo, secondo la quali la sentenza «va contro i diritti fondamentali sessuali e riproduttivi» delle donne, i «diritti fondamentali personali, protetti e tutelati dalla Costituzione e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani».

L’Associazione esige la revisione della sentenza, anche perché giudicata, verosimilmente a ragione, incostituzionale. Le giuriste ricordano poi che l’età «potenzia il pieno godimento della sessualità» e criticano i magistrati dell’alta corte per «aver attentato contro i diritti costituzionali», fra i quali spicca quello «di una vita sessuale attiva».

Il caso in questione risale al 1993 e riguarda una paziente che si sottopose a un intervento chirurgico nella zona vaginale per la rimozione di due ghiandole che le provocavano continue e gravi infezioni. Durante l’operazione, i medici del reparto ginecologico Alfredo de Costa dell’Ospedale centrale di Lisbona recisero un nervo, provocando un grave danno alla paziente, che oltre a soffrire di incontinenza e dolori cronici, non ha più potuto avere rapporti sessuali.

In primo grado, i magistrati condannarono il centro ospedaliero al pagamento di un indennizzo di 175.000 euro, poi ridotto nella successiva istanza di appello, presentata dall’amministrazione sanitaria, a 111.000 euro. Ora la sentenza dei magistrati del Sta, tutti di età compresa fra i 56 e i 64 anni, stabilisce però che l’importanza del sesso «va diminuendo secondo l’avanzare dell’età» e che quindi «sono sufficienti» 60.000 euro.

ilsecoloxix.it

Per poter vedere questo video hai bisogno di Flash, se devi installarlo segui il link: Installa Flash.

 

 

Dopo 50 anni in sedia a rotelle scopre che la diagnosi è sbagliata e torna a camminare

INGHILTERRA - È rimasto sulla sedia a rotelle per 53 anni, da quando ne aveva 5 e si vide diagnosticare una paralisi cerebrale. I medici erano stati chiari: non avrebbe mai potuto camminare.

Solo oggi la sconcertante verità è venuta fuori: David Hayes, 58 anni, di Acomb, in Gran Bretagna, non ha mai sofferto di quella malattia invalidante in base alla quale lo avevano relegato sulla sedia a rotelle. Fu “semplicemente” un errore di valutazione da parte di un team di dottori che non capirono che bastavano alcune operazioni per metterlo in piedi e garantirgli una vita normale.

Tutto è iniziato nei primi anni di vita. Il piccolo David non riusciva a muovere un solo passo senza sentire dei dolori lancinanti all'anca e alle gambe. Per i dottori si trattava di paralisi cerebrale. A 6 anni venne iscritto in una scuola per bambini con ridotte capacità. «Pensavano non fossi in grado di fare nulla – ha raccontato l'uomo – Due anni dopo mi trasferirono in una scuola tradizionale: le mie capacità sembravano normali». In tutti questi anni la sua più fedele amica è stata una sedia a rotelle. Senza mai abbattersi è diventato vicepresidente di un ente di beneficenza, si è sposato e ha avuto due figli.

«Non mi sono mai lasciato scoraggiare dalla mia condizione – ha raccontato David – ho accettato il fatto che non c'era una cura e che avrei dovuto convivere con i dolori per tutta la vita». Fino alla svolta. Il figlio di David, Philip, 31 anni, negli ultimi anni aveva iniziato a soffrire di dolori all'anca sinistra. Un team di dottori ha iniziato a valutare la sua condizione fino ad arrivare alla conclusione che si trattasse di una malformazione congenita. Una diagnosi che ha fatto scattare una scintilla e un barlume di speranza per David, rassegnato da sempre a non poter mai muoversi sulle proprie gambe. In breve tempo i dottori hanno valutato anche il suo caso e sono arrivati a una conclusione sconcertante: l'uomo non ha mai sofferto di una paralisi cerebrale, doveva solo essere operato. Così, dopo un intervento di sostituzione dell'anca e del ginocchio e uno alla spalla, David ha chiuso il capitolo dei dolori lancinanti e si è messo in piedi: sta “imparando” a camminare per la prima volta in tutta la sua vita.

Adesso si guarda indietro commosso e ripensa a quando da piccolo sognava di poter giocare come tutti i suoi compagni di classe. «Quando ero bambino guardavo in Tv la serie Six Million Dollar Man e pensavo «Perché non posso avere anche io degli arti bionici?”». A volte i sogni possono diventare realtà.

ilmessaggero.it