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LONDRA - Due uteri, due vagine e due cervici. La 27enne inglese Hazel Jones ha raccontato la sua singolare storia ad ITV1, una delle emittenti più seguite in Regno Unito.

La diversità di Hazel è rimasta nascosta fino alla pubertà. Si è accorta che qualcosa non andava con i primi cicli metruali, che si rivelarono molto più dolorosi di quelli delle coetanee e sanguinava da entrambe le vagine. Ma è stato solo a 18 anni che la ragazza ha preso coscienza della situazione, quando il suo primo ragazzo le disse che era diversa dalle fidanzate avute prima di lei.

«Ho perso la verginità due volte dal momento che avevo due imeni», ha spiegato Havel senza imbarazzo alle telecamere, aggiungendo di aver rifiutato più volte un intervento chirurgico, anche se è consapevole che in questa condizione avere bambini potrebbe risultare molto pericoloso.

Hazel ha una conformazione fisica rarissima, riscontrabile in un caso ogni milione. La bionda inglese non sembra essere in imbarazzo per la sua particolarità: «Appena l'ho scoperto l'ho detto a tutti! E' stato fantastico ed è utilissimo per rompere il ghiaccio nelle feste». E se qualche ragazza è scettica «può controllare, mi piace mostrare a tutti le mie parti intime».

Il ginecologo. «Alla nascita le femmine l'utero comincia a formarsi da due tube, poi il setto si rompe e si forma un utero. Ma nel caso di Hazel le due tube hanno portato a due uteri separati, due vagine e due cervici», ha spiegato un ginecologo.

* Fonte gazzettino

Ecco la ragazza con due vagine -Video-

Ecco la ragazza con due vagine -Video-

Ecco la ragazza con due vagine -Video-

 
Una donna dello Utah negli Stati Uniti è rimasta incinta di due bambini, ma non di due gemelli.

Lo strano caso di Angie Cromar ha fatto il giro del mondo dopo che la donna è rimasta incinta di due bambini a distanza di una settimana.

La 34enne è nata con una rara condizione chiamata didelfo. Chi ne soffre in sostanza è dotato di due uteri.

In precedenza la signora Cromar non aveva avuto problemi per la nascita dei suoi 2 figli.

Questa volta però prima è rimasta incinta del primo bambino e una settimana dopo ha facondato anche il secondo utero, rimanendo incinta per la seconda volta.

Ad accorgersene è stato per primo il dottore, notando che i due feti avevano due diversi stadi di sviluppo e uno era leggermente più sviluppato dell’altro.

“Sono incinta di 5 settimane e 4 giorni in un utero e 6 settimane e 1 giorni nell’altro” – dichiara fiera la futura mamma davanti ai giornalisti locali.

Le probabilità che una gravidanza del genere avvenga sono circa una su un milione.

“Non credo esistano più di 100 casi al mondo” – afferma il Dr. Terry, ginecologo della donna – “E’ stata una grandissima sorpresa anche per me scoprire questa doppia gravidanza, Angie fa parte di una ristretta Elite.”

Cromar di professione fa l’infermiera nel reparto maternità, quindi sa bene quanti e quali potrebbero essere i rischi di un parto precoce per il bambino fecondato dopo.

“Sono un po’ nervosa, perchè non saprò di preciso cosa potrà accadere, anche se allo stesso tempo sono entusiasta di sapere che darò alla luce due splendidi bambini” – conclude Angie.

E noi ci auguriamo che possano davvero nascere due bellissimi e sani bebè.

* Fonte Absurdityisnothing


Cromar Angie

Cromar Angie

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La ragazza senza vagina

slipArrivano nel mio studio all’ospedale di Pieve di Cadore con l’aria imbarazzatissima, mano nella mano. Lei ha 18 anni, un viso semplice, da ragazza di montagna. Lui, 23 anni, non trattiene gli sguardi innamorati. Si siedono l’uno accanto all’altro, ma nessuno dei due parla. Cerco di rompere il ghiaccio… E solo dopo un ripetuto scambio di occhiate e di sorrisi nervosi, lei prende coraggio e dice: «Dottore, ci vogliamo molto bene, ma non riusciamo a fare l’amore». Tento di farmi spiegare meglio e, fra mille reticenze, la giovane (chiamiamola Giovanna) racconta che tutto funziona bene nella fase preliminare: Federico è attratto fortissimamente (insomma, non ha nessun problema di impotenza), lei prova un robusto senso di eccitazione. Però, quando arrivano al dunque, lui non riesce ad avere un rapporto completo, perché incontra un ostacolo fisico, una barriera all’interno della vagina che lo blocca. E, mi assicurano, Giovanna non contrae con troppa forza i muscoli per un problema psicologico, come può accadere: c’è proprio qualcosa che impedisce l’ingresso del pene.

MESTRUAZIONI ASSENTI -
Penso, per qualche attimo, a quello che in termine tecnico si chiama imene imperforato. Se questa lamina fibrosa (l’imene, appunto, che in genere si rompe durante il primo rapporto sessuale, facendo perdere la verginità) è particolarmente grossa ed estesa, può creare problemi. Ma quasi sempre si accompagna anche all’impossibilità, per il sangue mestruale, di uscire nel modo dovuto, con conseguenti forti dolori all’addome. Giovanna, però, dichiara di non avere mai avuto problemi di questo genere. O meglio: non ha mai avuto dolori, e nemmeno le mestruazioni. Mai, nemmeno una volta.. Le chiedo se altri ginecologi l’hanno già vista. «Sì, uno», risponde. «Cioè no… Sono andata quando avevo 16 anni e mia madre era preoccupata per l’assenza del mestruo. Mi ha detto che un ritardo, anche di anni, può capitare. Ma non mi ha sottoposto a una vera visita».

LA VAGINA NON SI E' MAI FORMATA - A questo punto chiedo a Giovanna di sistemarsi sul lettino e comincio a esaminare la zona genitale. Apparentemente, almeno per quanto riguarda l’esterno, è tutto nella norma. Ma quando provo a controllare la vagina, mi accorgo, incredibilmente, che non c’è. Il canale è chiuso da una parete di tessuto cicatriziale: come una porta murata. Un’ecografia, eseguita subito dopo, conferma: la vagina non esiste, non si è mai formata, mentre è presente un piccolo abbozzo di utero, e ci sono le ovaie, perfette, e le tube. Prescrivo un’urografia a Giovanna (un esame radiografico con liquido di contrasto) per capire in quali condizioni è l’apparato urinario, così strettamente connesso a quello genitale. Mentre parlo, la ragazza e il fidanzato mi guardano silenziosi, allibiti. Ma anch’io sono sorpreso perché, lo ammetto, non ho mai visto niente di simile in 25 anni di lavoro. E quando i due abbandonano l’ambulatorio, vado subito a consultare la letteratura scientifica.

UNA SINDROME RARA - Ebbene, scopro che il problema di Giovanna è molto raro, ma ha un nome: sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser. L’origine è congenita: per una serie di errori durante lo sviluppo embrionale, non si forma una parte degli organi genitali (vagina e utero). La presenza delle ovaie e degli ormoni che producono, a partire dagli estrogeni, rendono però possibile uno sviluppo fisico regolare e l’appetito sessuale. Purtroppo, le donne colpite da questa malattia sono sterili. Quando Giovanna torna, dopo alcuni giorni, con l’esito dell’urografia, scopro che le manca anche un rene, sempre per problemi congeniti. Anche questo fa parte della sindrome. Ma lei non se n’era mai accorta, fino a quel momento.

L'INTERVENTO CHIRURGICO - Propongo alla ragazza di intervenire chirurgicamente, con un’operazione semplice, dal punto di vista tecnico, ma impegnativa per quanto riguarda il «dopo». Si deve incidere il tessuto cicatriziale che blocca la vagina e scollarlo, piano piano, creando una cavità che permetta il passaggio del pene. Il problema è che l’organismo tende a richiudere quasi subito questi spazi e, per evitarlo, bisogna usare apposite protesi, di cristallo o di teflon, che vanno lasciate nella nuova cavità giorno e notte, almeno per i primi tre mesi. Poi, per altri tre mesi, solo la notte. Queste protesi, che hanno grosso modo le dimensioni di un pene, vanno spalmate con una crema a base di estrogeni, per favorire la formazione di una mucosa simile a quella della vagina vera. Devono essere tolte solo durante i rapporti sessuali, che possono iniziare due mesi dopo l’operazione e vanno, anzi, incentivati. Un lubrificante ad hoc aiuta, all’inizio, la penetrazione. E il clitoride (che era già presente) consente alla donna di arrivare all’orgasmo.

LIETO FINE - Giovanna e Federico dicono sì, senza esitare: «Non importa se non potremo avere figli. Vogliamo soltanto amarci». L’intervento riesce al meglio e la ragazza dimostra una disciplina ferrea. Adesso vive con Federico, si sono sposati. E quando viene a fare una visita di controllo, di tanto in tanto, ha finalmente perso un po’ della sua timidezza. «Ho nascosto quelle protesi», mi ha confessato qualche tempo fa. «Adesso che tutto è passato, mi fanno arrossire…»

Carlo Cetera, ginecologo, all’ospedale di Pieve di Cadore (Belluno)

Articolo riportato sul giornale OKsalute

* Fonte Corriere.it

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