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WASHINGTON, 6 MAR – A soli tre anni e' sopravvissuta all'ingestione di ben 37 magneti che compongono i giochini da scrivania Buckyballs, estremamente popolari negli Usa: i medici della Legacy Hemanuel clinic di Portland, dove vive la bimba, hanno rimosso le piccole calamite dal suo intestino e la piccola ora sta bene.

Payton Bushnell aveva lamentato con i suoi genitori sintomi di tipo influenzale ma una radiografia ha rivelato i magneti attaccati l'un l'altro nello stomaco della bambina.

L'evento ha riaperto le polemiche sui rischi dei giochi di costruzione per bambini a base di calamite. Molti di questi sono stati infatti rimossi dal mercato negli Usa gia' negli anni scorsi, ma altri come i Buckyballs, commercializzati quali giochini anti-stress per adulti, sono ancora in circolazione.

* Fonte blitzquotidiano

Bimba ingerisce 37 calamite, ma sopravvive

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Sei anni per sequestro di persona e maltrattamenti. E’ questa la condanna che ha colpito un 42enne bergamasco che rapì sua madre, malata terminale, allo scopo di farla curare in una clinica specializzata.

IN AUTO VERSO LISBONA – La donna morì durante il viaggio in auto verso il Portogallo. Ne parla L’Eco:

Aveva caricato in auto la madre di 74 anni, malata terminale, e aveva guidato per migliaia di chilometri cercando di raggiungere la clinica specializzata di Lisbona dove lui era certo sarebbero riusciti a guarirla. Ma il viaggio della speranza si era interrotto in Spagna, dove la donna era morta dopo essere stata ricoverata in ospedale. Per questo motivo P. B. P., 42 anni, di Seriate, nel marzo di un anno fa era finito in carcere. Ieri il giudice Valeria De Risi lo ha condannato a sei anni per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia, ribadendo il divieto di avvicinamento a una delle sorelle, misura cautelare cui è attualmente sottoposto. È stata accolta la tesi del pm Giancarlo Mancusi (che aveva invocato una pena di 5 anni), secondo cui l’uomo avrebbe intrapreso il viaggio senza il consenso della madre, dopo aver maltrattato per almeno due anni lei e la sorella che l’accudiva.

LA MALATTIA – La signora soffriva dal 2009 di cancro al seno. E suo figlio era incappato già in guai giudiziari:

La donna si ammala di cancro al seno nel settembre 2009 e presto si capisce che la signora non ha speranze. Viene curata a casa con l’unica terapia possibile: la morfina per alleviare il dolore. La situazione familiare si complica quando dalla Grecia torna il figlio P. B. P., che nel Paese ellenico ha lavorato come agente immobiliare ma che è incappato in qualche guaio giudiziario, visto che è sottoposto all’obbligo di firma periodico. L’uomo, che si dice specialista in diete macrobiotiche e dispensa consigli sul web, alla medicina tradizionale sembra preferire l’impasto alternativo delle sue conoscenze nutrizioniste. Dirà nell’arringa il suo avvocato, Eleonora Prandi, che l’imputato non era stato messo a conoscenza del fatto che la malattia della madre fosse allo stato terminale. «Le sorelle gli hanno sempre evitato di avere contatti coi medici – ha spiegato ieri il legale –, tanto che lui chiedeva ai dottori i tempi di guarigione». Perché tentano di escluderlo? Per la difesa è una questione di soldi. «Era il figlio maschio, il più coccolato dalla madre – ha affermato il difensore –. Le sorelle dicevano che lui non lavorava e chiedeva denaro. Dietro la volontà di una delle sorelle di curare la madre si celava l’interesse per l’eredità. Voleva estromettere il fratello. Che, per l’appunto, se verrà condannato, non potrà avere diritto all’eredità».

IL VIAGGIO – Durante i suoi spostamenti alla volta del Portogallo l’uomo aveva appuntato ogni tappa su una sorta di diario di bordo, ma staccato il telefonino ed evitato alberghi per evitare di essere rintracciato dalle forze dell’ordine. La donna, intanto, viveva un inferno. Racconta ancora L’Eco:

L’episodio che dà il via all’inchiesta è quello del 4 marzo 2011, alla vigilia del ricovero in un hospice. Il quarantaduenne prende la madre, la sistema su una sedia da ufficio con le rotelle e la trasporta sino al suo monovolume, dove la pensionata viene caricata. È l’inizio di un viaggio misterioso. Perché il figlio stacca il telefonino e i carabinieri, ai quali si sono rivolte le sorelle per denunciarlo, non riescono a individuare il tragitto. L’uomo è diretto in Portogallo: è lì che è convinto ci sia la salvezza per la madre. Non vuole farsi intercettare dalle forze dell’ordine e per questo evita alberghi e luoghi dove si chiedono documenti. Il viaggio diventa così un inferno per la povera donna. Perché non ha morfina con sé per alleviare il dolore. E perché è costretta a dormire in auto, a fare i bisogni per strada. Lo annota lo stesso figlio in un diario di bordo, nel quale si segna pure gli alimenti macrobiotici somministrati alla madre. Che si aggrava tanto da costringere P. B. P., quando sono nella Spagna occidentale, a rivolgersi a un ospedale. La donna viene ricoverata in rianimazione. Morirà sola in reparto il 10 marzo. Perché il figlio, nel frattempo, ha preso un aereo ed è tornato in Grecia per sottoporsi all’obbligo di firma. Senza rivelare alle sorelle dove la madre stava agonizzando.

* Fonte Giornalettismo

 

Uomo rapisce la madre malata terminale per farla curare

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SHENZEN - Un primo bagnetto da dimenticare quello per il primogenito dei signori Cheng. Il piccolo ha riportato delle ustioni di secondo e terzo grado sulle natiche a causa di un lavaggio con acqua troppo calda avvenuto a poche ore dalla nascita. L'Ospedale popolare di Shenzen si è assunto la responsabilità dell'accaduto, ma il bambino, nato il 27 febbraio, è ancora in terapia intensiva. 

A raccontare la storia è la signora Cheng, che ormai da due settimane dorme in un albergo attaccato all'ospedale in cui passa però solo poche ore, perché dalle 7 del mattino alle 9 di sera tiene compagnia al suo piccolo. «Alle 10 di mattina del 28, un'infermiera è passata a prendere il bambino per portarlo nella stanza da bagno, ma dopo poco abbiamo sentito delle urla». A verificare l'accaduto, la zia del bambino, che si è precipitata nella sala e ha notato che l'acqua era troppo calda.

«L'infermiera ha poi aggiunto altra acqua fredda e ha continuato il lavaggio. Solo alla fine, visto che il piccolo piangeva ancora, ci siamo resi conto che aveva le natiche ustionate». Ricoverato in terapia intensiva, il figlio dei Cheng può dormire solo su un lato. La struttura ospedaliera si è fatta carico di ogni responsabilità, rimborsando la famiglia con 6mila dollari, mentre l'infermiera, che in realtà non aveva alcun certificato per esercitare la professione in quanto si occupava solo della pulizia dei neonati, è stata sospesa dal servizio.

* Fonte Leggo

L'acqua è troppo calda, bimbo di poche ore ustionato alle natiche

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