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Falso ufficio postale a Roma: ''Spariti i risparmi e i soldi delle bollette''

ROMA - Tre vetrine, una affacciata in via Monte Rocchetta, altre due nel cortile dei palazzi interni ai civici 13, 15, 17. Proprio grazie alla sua posizione il piccolo ufficio postale era diventato un punto di riferimento, avvolto e protetto dai condomini del quartiere. La gente scendeva le scale di casa con in mano le bollette, o l’assicurazione da pagare. A centinaia hanno versato soldi e risparmi, ma è tutto sparito, o meglio, non è mai arrivato a destinazione. Poco più di un mese fa la guardia di finanza ha messo i sigilli agli uffici di Posta Più in via Monte Rocchetta, tra Montesacro e il Tufello. Per gli investigatori l’agenzia di posta privata, che assieme a 72 affiliate in franchising all’azienda madre sparse in mezza Italia sono finite nel mirino dalla procura di Palermo, praticava servizi abusivi di pagamento, violando le norme del testo unico delle leggi bancarie. Truffando in questo modo, dicono i magistrati, migliaia di persone.

L’INDAGINE
Febbraio 2012, l’ufficio Posta Più apre nel quartiere. I residenti sono contenti. «Un posto dove pagare le bollette ci voleva», dicono in molti, visto che per arrivare alle Poste più vicine bisogna attraversare viale Jonio e camminare per quasi un chilometro. Centinaia di persone richiamate dai passaparola cominciano a servirsi da Posta Più. Dietro le scrivanie ci sono due donne e il responsabile di filiale, un tipo convincente dai modi affabili. Un ragazzotto romano sulla trentina, col pizzetto e la parlata disinvolta, che convince molti clienti ad affidare all’agenzia il proprio denaro. Qualcuno prova addirittura ad aprire un conto corrente. Ma i clienti non sanno che l’azienda ha l’autorizzazione per spedire soltanto lettere o pacchi, e non per gestire i bollettini postali, perché per questi ultimi è necessaria una speciale autorizzazione della Banca d’Italia e l’iscrizione a un albo.
I CLIENTI
Per più di un anno ignari utenti hanno pagato le bollette dell’acqua, della luce e del gas, i bolli auto, la Tassa Rifiuti, l’assicurazione, perfino qualche cartella esattoriale. Salvo, pochi mesi dopo vedersi recapitare a casa intimazioni e solleciti di pagamento. In alcuni casi hanno subito addirittura il calcolo aggiuntivo di interessi di mora e persino il distacco delle utenze. Il motivo? Dall’ufficio postale di via Monte Rocchetta i soldi ai destinatari non erano mai arrivati.
Ma che fine ha fatto il denaro transitato nelle casse di Posta Più versato dai residenti del Tufello e Montesacro? I magistrati hanno sequestrato i conti correnti intestati ai due amministratori di «Posta Più» e «Servizi Postali» (le società coinvolte nello scandalo) sui i quali c’è parte del denaro che gli utenti hanno versato per i pagamenti di bollettini postali, sia a Roma che nel resto delle province coinvolte. E su uno dei conti correnti, aperto da uno dei due presunti truffatori, presso Poste Italiane (quelle vere stavolta), sono transitati in sei mesi 30 milioni di euro. E anche su questo fiume di denaro e su come sia passato quasi «inosservato» la procura intende fare luce.
IL «DIRETTORE»
«A gestire la filiale c’era un ragazzo romano, Ivan, abitava da queste parti», racconta Giuseppe, uno dei clienti che all’ufficio hanno pagato inutilmente parecchie bollette. «Gli abbiamo telefonato chiedendo spiegazioni - dice - ma lui balbettava, non sapeva che dire. Prima spiegava che ci avrebbe fatto sapere. Poi raccontava che i soldi e le bollette erano state pagate, almeno così risultava a lui. Aveva anche lasciato appeso il suo numero di telefonino alla porta sigillata. Ma dopo qualche tempo non ha più risposto alle nostre telefonate e non si è fatto più trovare». La barista della via racconta di molte bollette «pesanti» tornate indietro. «Non sappiamo come fare per riavere i soldi», spiega. Migliaia di euro versati ogni bimestre nelle casse di Posta Più per pagare acqua, luce e gas. Soldi che poi il gestore del locale ha dovuto tirare fuori per la seconda volta per evitare che le venissero sospese le forniture. La stessa sorte toccata a migliaia di truffati.

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Guardone beccato a spiare le donne nascosto in uno scolo fognario

GIAPPONE - Un uomo giapponese di 26 anni è stato beccato mentre sbirciava sotto le gonne delle donne che gli passavano sopra sdraiato dentro ad un canale di scolo largo 30cm.

 L’uomo è stato arrestato per voyeurismo dopo essere stato intravisto da una donna che ha dichiarato di aver notato “qualcosa tipo un occhio che si muoveva” dentro l’intercapedine; con l’aiuto di un passante sono riusciti a capire che era davvero un occhio appartenente ad un voyeur.

A quanto pare, dopo aver rimosso la grata di uno scolo ai lati di una strada è strisciato per 20 metri attraverso lo spazio largo 30cm e profondo 45cm, fino ad arrivare nel punto dove passano molto frequentemente studentesse e impiegate, usando i buchi di ventilazione dello scolo per sbirciare sotto le loro gonne.

Il voyeur ha ammesso le sue colpe, anche se è curioso che abbia utilizzato questo insolito ma soprattutto scomodo trucchetto al posto di quelli più classici, come ad esempio la telecamera nella scarpa.

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La pornostar gira film in giardino, i vicini protestano: ''Ci sono i bambini''

GERMANIA - È diventata una celebrità della rete per via delle lamentele della sua vecchia padrona di casa sul "lavoro troppo rumoroso". Oggi Schnuggie91, una delle pornostar più apprezzate in Germania, ha traslocato con il marito in una casa di proprietà, ma i problemi di vicinato non sembrano essersi risolti.
L'ex impiegata di banca che ha scelto da anni la via del porno è stata accusata dai dirimpettai di girare film hard non solo all'interno dell'abitazione, ma anche in giardino. Schnuggie respinge le accuse e si difende: “I bambini non potrebbero vedere nulla: il giradino è circondato da un muretto e siepi alte due metri! Quando tornerò a casa dalle vacanze vi farò fare un giro virtuale del giardino”.