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''Cerchi lavoro? Che taglia di seno hai?''. Così si recluta il personale al Nord

TREVISO - Per trovare lavoro era pronta a snocciolare tutto il suo curriculum: studi, competenze ed esperienze precedenti. Mai si sarebbe aspettata di dover aggiungere anche la taglia di reggiseno.

Invece è stata esattamente questa la domanda che si è sentita rivolgere una 19enne trevigiana, appena diplomatasi al turistico Mazzotti e alla ricerca di una prima occupazione, da parte del titolare di una ditta friulana che si occupa della gestione di vivai e del commercio di piante.

La ragazza è entrata in contatto con l'azienda attraverso internet. Profilo ricercato: collaboratrice e assistente del titolare capace di muoversi in tutta Europa. Incarico su misura per lei, giovane e in grado di parlare più lingue.

Ma via mail quello che avrebbe potuto diventare il suo datore di lavoro è andato direttamente al sodo. Già nel primo messaggio le ha detto di non cercare persone con grande esperienza e di essere pronto a firmare un contratto a tempo indeterminato da circa 2.300 euro al mese.

Ma prima di fissare un colloquio faccia a faccia ha cercato di conoscere tutto di lei. In particolare del suo fisico. Più volte ha chiesto una foto, anche scattata con il telefonino. «Quanto è alta e che misure porta?», è stata una delle prime domande.

La giovane, perplessa, ha risposto nel dettaglio: altezza, peso, taglia dei pantaloni e quella delle maglie. «Ma di seno, che taglia porta?», ha incalzato il titolare. Era troppo. La 19enne ha replicato per le rime: «Ma sta cercando una segretaria o un'attrice porno?».

L'altro ha provato a correggere il tiro. «Sto cercando una segretaria assistente, ma avrei piacere che mi piacesse e che sia ok - è stata la risposta - non sono ossessionato dall'aspetto fisico, ma sicuramente seriamente interessato. Penso sappia come funzionano queste cose».
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A 8 anni è star di YouTube: guadagna 1 milione di euro

USA - Se a otto anni prova e "commenta" i giochi il bambino è contento e si diverte.

Se poi questa "professione" fa guadagnare un milione di euro l'anno allora sono contenti anche i genitori.

Evan, con il suo nickname EvanTubeHD, commenta giochi e videogiochi sul suo canale YouTube. Ha iniziato tre anni fa e, data la crescente popolarità dei suoi video, adesso collabora tutta la famiglia. Una vera e propria impresa a conduzione familiare che fa guadagnare un milione di euro l'anno, circa 1,3 milioni di dollari. Non molto tempo fa il padre di Evan, Jared, aveva rilasciato un'intervista a Newsweek: "Abbiamo iniziato con un filmato al mese, solo per gioco, una sorta di avventura padre-figlio". Jared è infatti il regista di tutti i video pubblicati su YouTube. "Scusate se parlo un po' strano oggi, ma ho appena perso due denti davanti" dice Evan mostrando la sua dentatura in uno dei video. A volte sono presenti anche la madre e la sorella. 

"Non credo che si renda conto della popolarità del suo canale", dice il padre. E i soldi? Arrivano tramite pubblicità e inserimento dei marchi e saranno spesi, a detta dei genitori, per pagare il college dei figli.

ilgiornale.it

Questo suo video ha avuto più di 50 milioni di visualizzazioni:

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Le casalinghe diventano squillo, di nascosto dai mariti: ''Ricche e felici con 10 mila euro al mese''

Sono casalinghe, ma tutt'altro che disperate. Anzi, forse lo erano fino a qualche mese fa, quando tra lavoretti di ogni tipo facevano fatica a sbarcare il lunario. Ora quattro bellissime donne, di età compresa tra i 24 e i 49 anni, hanno deciso di arrotondare prostituendosi.

Le quattro si sono organizzate in quella che appare a tutti gli effetti una cooperativa del sesso a pagamento: hanno preso in affitto un appartamento in cui offrono le loro prestazioni, e dagli annunci sessuali sul web alla vox populi la loro popolarità sta aumentando in tutta la città di Rimini e non solo.

La particolarità è che queste donne sono da tempo sentimentalmente impegnate: due di loro sono sposate con figli, le altre sono fidanzate da molti anni. E i rispettivi mariti e compagni sono ignari di tutto. A raccontare la vicenda a La Nazione è una delle protagoniste: «Manteniamo comunque il lavoro precedente come 'copertura'. Prima di iniziare quest'attività facevamo le colf, le baby-sitter, le cameriere, e quando lavoravamo anche nei week-end guadagnavamo appena 1000 euro al mese. Ora possiamo arrivare anche a 10 mila, li mettiamo tutti in banca perché vogliamo dare un futuro migliore ai nostri figli. I nostri mariti non sanno nulla, e non sono volpi».

Un'altra donna ha invece dichiarato a Il Resto del Carlino: «Abbiamo regole molto rigide: non vogliamo stranieri e anziani. La nostra clientela è composta da uomini tra i 24 e i 50 anni, alcuni ci apprezzano perché non siamo professioniste e si sentono più a loro agio, altri si innamorano e vorrebbero che smettessimo per loro, ma siamo già impegnate. Ovviamente stiamo attente a non spendere i soldi che incassiamo per non destare sospetti non tanto nei nostri compagni, quanto nelle nostre madri. Però intanto ci divertiamo e facciamo soldi, tutti esentasse. Mi auguro proprio che lo Stato non legalizzi la prostituzione, altrimenti colpirebbe noi come fa già con gli imprenditori».
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