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Dipendente licenziato per un 'mi piace' su Facebook. Come alla Nestlè, un altro caso in Sardegna

SARDEGNA - Il dipendente di un'azienda di Villacidro (Medio Campidano) è stato licenziato per aver messo un like su un post di Facebook che il datore di lavoro ha ritenuto «denigratorio e diffamatorio». La vicenda segue di alcuni giorni un analogo fatto avvenuto alla Nestlè (Perugia) che, dopo un confronto con i sindacati, ha deciso di far rientrare il licenziamento di una dipendente, allontanata dal lavoro per un post su Facebook. 
Ora un nuovo caso: Marco Pinna, 40 anni, responsabile del reparto distribuzione ortofrutta della Cs&D, di cui è presidente del Cda Alberto Cellino, fratello dell'ex presidente del Cagliari Calcio, Massimo, nelle scorse settimane - ha anticipato il quotidiano L'Unione Sarda - ha postato un «mi piace» ad un commento di un suo ex collega, oggi pensionato, che poteva avere attinenze con l'azienda stessa. 
Ha scritto «una storia di fantasia», ha spiegato il lavoratore, ma l'azienda non ha comunque gradito e fatto scattare una prima contestazione disciplinare nella quale si sottolineano «la manifesta violazione degli obblighi contrattuali di diligenza, correttezza, buona fede e lealtà», invitandolo a far pervenire «sue giustificazioni scritte entro cinque giorni».  È quanto il dipendente fa tramite il suo avvocato, ma le sue parole non bastano e così dal 30 ottobre è stato licenziato.

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8 lavori che scompariranno completamente nei prossimi anni

Amici e amiche, sarete senza ombra di dubbio d’accordo con noi nel dire che sono diversi i lavori che sono destinati a scomparire nel corso dei prossimi anni: già tra 10 anni la situazione in Italia, in Europa e nel mondo intero sarà nettamente differente rispetto a quella di oggi. Proprio per questo, oggi abbiamo deciso di proporvi un articolo che vi farà riflettere sulla nostra situazione e sulla situazione di molti lavoratori che già sanno che nel corso di pochi anni dovranno cercarsi un nuovo lavoro, perché quelli che avranno fatto fino a quel momento non gli permetteranno più di mantenersi né di mantenere la propria famiglia. È brutto da dire, lo sappiamo, eppure è così: bisogna essere realisti, purtroppo. Diamo il via alle danze: buona visione, ragazzi!

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Marilena, licenziata dalla Nestlè per un post su Facebook: ecco cos'ha scritto

PERUGIA - La Perugina-Nestlè la licenzia per un post su Facebook e il suo diventa un caso nazionale. Cisl e Uil hanno denunciato in Umbria la vicenda di Marilena Petruccioli, a cui oggi è arrivata la notizia del licenziamento. 

Secondo quanto riferisce il segretario generale della Fai-Cisl Umbria, Dario Bruschi però, il post «era su un fatto accaduto in un'altra azienda, ma probabilmente una serie di circostanze ha portato a ritenere che facesse invece riferimento alla Perugina-Nestlè».

La dipendente licenziata «per giusta causa» è Marilena Petruccioli, lavoratrice dal 1996, componente della rsu Fai-Cisl aziendale e categoria protetta per una forma di invalidità riportata in seguito ad un infortunio sul lavoro avvenuto nel 1997 proprio alla Perugina. La vicenda è già finita in parlamento con una interrogazione presentata dall'on. Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale Sel. «La giusta causa, secondo l'azienda - scrive Fratoianni - sarebbe un post su Facebook in cui la lavoratrice, senza nominare l'azienda stessa, si è opposta al comportamento di un caporeparto che avrebbe rimproverato un lavoratore dicendogli che per lui era necessario il collare». «La lettera di contestazione - ha riferito Bruschi - era arrivata quindici giorni fa. La scorsa settimana la lavoratrice aveva risposto mandando le sue controdeduzioni e spiegando che il suo post non era riferito alla Nestlè. Oggi nella cassetta della posta ha trovato la lettera di licenziamento». Quanto accaduto, secondo la Fai Cisl, «mette in discussione la storia delle relazioni sindacali con il gruppo Nestlè. Relazioni che sono state gettate al vento - ha commentato Bruschi - con un atto unilaterale inaccettabile che è giunto come un fulmine a ciel sereno». 

La Cisl quindi, «a tutti i livelli», da oggi è impegnata a «sanare legalmente questo clamoroso autogol della Nestlè»: nei prossimi giorni, si terranno assemblee, già previste, alla presenza di coordinatori nazionali, nel corso delle quali verrà affrontata anche questa vicenda e il sindacato «porterà avanti forme di lotta in difesa e in solidarietà nei confronti della dipendente licenziata». Episodi analoghi si erano già verificati in passato in Italia: tra i più recenti l'episodio accaduto nei mesi scorsi in provincia di Torino, dove un dipendente di una società di servizi di contact center era stato licenziato dopo essersi sfogato contro i datori di lavoro sul proprio profilo Facebook.

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