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WORCESTER - Una mamma britannica di 28 anni, Lisa Woodman, è stata bandita da tutte le discoteche della sua città, perchè indossava abiti troppo sexy per una donna della sua età. La Woodman è andata su tutte le furie, soprattutto quando tre locali di seguito le hanno impedito l'entrata per colpa della sua gonna troppo corta e del suo abito troppo scollato.

Lei, alta, bionda e con una sesta misura di seno, adora vestirsi con abiti succinti e non capisce questa decisione presa nei suoi confronti: «Cosa c'è di sbagliato? Ognuno si veste come vuole, io non faccio del male a nessuno».

Lisa ha iniziato le sue serate folli da quando si è lasciata con il marito e padre dei suoi quattro figli, circa un anno fa. «Mi piace - rivela Lisa al Sun - girare sexy per la città con la gente che si gira a guardarmi». Nonostante le proteste della donna, i gestori dei club non ne vogliono sapere, se Lisa non adotterà un abbigliamento più sobrio, per lei le serate sono finite.

* Fonte Leggo

Abiti troppo sexy: 28enne bandita da tutti i locali della città

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Abiti troppo sexy: 28enne bandita da tutti i locali della cittàAbiti troppo sexy: 28enne bandita da tutti i locali della città

 

Quindici anni di galera per aver ucciso il proprio figlio e averlo lasciato in una culla per così tanto tempo da essersi mummificato. A raccontare questa storia è il Daily Mail.

MORTO IN CULLA - Kimberley Hainey, 37 anni, è stata riconosciuta colpevole per l’assassinio del proprio figlio Declan, di 14mesi, in un appartamento di Paisley, nel Renfrewshire. Il corpo in decomposizione è stato trovato nella sua culla 8 mesi dopo che è stato visto per l’ultima volta dai vicini. Ad aggravare la posizione della donna la mancata denuncia alla Polizia della morte del figlio.

NON E’ STATA UNA BUONA MADRE - La donna è stata condannata dall’alta corte di Glasgow al carcere a vita, con la possibilità della semilibertà solo dopo 15 anni di reclusione. L’ultima volta in cui Declan è stato visto vivo è stato nell’agosto 2009, e secondo gli inquirenti il bambino, al momento del ritrovamento, era morto da otto mesi. “Declan ha compiuto un anno nell’aprile 2009, e credeva di avere tutta la vita davanti a sé. La gente pensava che lei fosse una madre amorevole, invece dopo pochi giorni è morto”, questa l’arringa del giudice, Lord Woolman.

MANCATO CONTROLLO – Il giudice ha proseguito: “Lei doveva prendersi cura di suoi figlio. Non doveva permettere agli altri di avvicinarsi. Invece lei l’ha isolato dalla famiglia, dai vicini, dagli amici e dal sistema del welfare. Nessuno era convinto che Declan corresse dei rischi. La giuria l’ha condannata, cara signora, perché in tutto questo tempo non ha trattato Declan nel modo adeguato. Non l’ha nutrito. Non l’ha fatto bere. L’ha lasciato da solo per troppo tempo e non si è mai preoccupata della sua salute”.

NON E’ COLPA SUA – E non paga di ciò -questa la conclusione del giudice- ha fatto di tutto per nascondere quanto accaduto. Il suo è stato un crimine troppo grosso. Ha fatto di tutto per nascondere la morte di suo figlio”. La corte ha però riconosciuto che la Hainey aveva problemi con l’alcol e le droghe. Dal canto suo la Hainey ha detto che la perdita del figlio è stata una tragedia per lei insostenibile. “Amavo mio figlio più di qualsiasi cosa al mondo”. L’avvocato difensore della donna, Edward Targowski, ha invece detto che la sua assistita non è responsabile per la morte del bambino. “La sua unica colpa è stata quella di non rendere pubblica la sua morte per evitare che fosse accusata di questo orrendo delitto”.

TUGURIO - Nonostante tutto però la donna diceva, a tutti coloro che chiedevano dove fosse Declan, che era da alcuni familari o che stava da una baby sitter, così da far credere ai vicini che il piccolo fosse ancora in vita. La polizia dal canto suo ha reso pubbliche le foto della casa della donna. Da notare come l’appartamento fosse in realtà un deposito d’immondizia. In una foto si vede un lettino da viaggio riempito da bottiglie di plastica vuote. In altre si vedono delle bottiglie di latte rancido. Un’altra foto mostra i sanitari in condizioni pietose. Una situazione senza speranza, un bimbo morto e una donna in galera per almeno 15 anni. Una storia in cui non vince nessuno.

* Fonte Giornalettismo

Lascia morire il figlio di 14 mesi e poi lo mummifica: madre arrestata mummifica

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RENO - Voleva scaldare la sua bambina in una fredda notte invernale, ma non credeva che lasciarla tanto a lungo sotto il getto caldo dell'asciugacapelli potesse uccidere la piccola di soli due mesi. Ora Brigit Hippen, madre ventenne del Kansas, rischia da 2 a 11 anni di carcere. 

La donna, per non far patire il freddo alla bambina, l'aveva messa nella culla con un phon in funzione, ma secondo i medici la temperatura sarebbe diventata troppo alta, tanto da provocare un'ipertermia nella piccola. Nonostante i fatti facciano pensare a una terribile tragedia, l'accusa è fermamente convinta che Brigit debba pagarla cara: il procuratore distrettuale della contea, Keith Schroeder, non vuol archiviare il caso come semplice negligenza. Per David Hager, legale della madre, invece, si è trattato solo di «un tragico, terribile, incidente».

È proprio l'avvocato a riferire come si sarebbero svolti i fatti. La sua assistita avrebbe lasciato l'asciugacapelli acceso convinta che fosse un buon metodo per far addormentare la bambina, cullata dal ronzio e dal calore. Poi la madre, insieme al padre della piccola, sarebbe andata in un'altra stanza a vedere un film, per poi addormentarsi. Non si sarebbe dunque accorta che la culla coperta della bimba si era trasformata in una specie di forno. «È sconvolta», dice ora l’avvocato della mamma. La donna, che vive nella città di Hutchinson, ricorrendo ad alcune leggi dello Stato potrebbe però beneficiare della libertà vigilata.

* Fonte Leggo

Uccide la figlia di 2 mesi col phon: ''Volevo scaldarla''

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