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Sei anni per sequestro di persona e maltrattamenti. E’ questa la condanna che ha colpito un 42enne bergamasco che rapì sua madre, malata terminale, allo scopo di farla curare in una clinica specializzata.

IN AUTO VERSO LISBONA – La donna morì durante il viaggio in auto verso il Portogallo. Ne parla L’Eco:

Aveva caricato in auto la madre di 74 anni, malata terminale, e aveva guidato per migliaia di chilometri cercando di raggiungere la clinica specializzata di Lisbona dove lui era certo sarebbero riusciti a guarirla. Ma il viaggio della speranza si era interrotto in Spagna, dove la donna era morta dopo essere stata ricoverata in ospedale. Per questo motivo P. B. P., 42 anni, di Seriate, nel marzo di un anno fa era finito in carcere. Ieri il giudice Valeria De Risi lo ha condannato a sei anni per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia, ribadendo il divieto di avvicinamento a una delle sorelle, misura cautelare cui è attualmente sottoposto. È stata accolta la tesi del pm Giancarlo Mancusi (che aveva invocato una pena di 5 anni), secondo cui l’uomo avrebbe intrapreso il viaggio senza il consenso della madre, dopo aver maltrattato per almeno due anni lei e la sorella che l’accudiva.

LA MALATTIA – La signora soffriva dal 2009 di cancro al seno. E suo figlio era incappato già in guai giudiziari:

La donna si ammala di cancro al seno nel settembre 2009 e presto si capisce che la signora non ha speranze. Viene curata a casa con l’unica terapia possibile: la morfina per alleviare il dolore. La situazione familiare si complica quando dalla Grecia torna il figlio P. B. P., che nel Paese ellenico ha lavorato come agente immobiliare ma che è incappato in qualche guaio giudiziario, visto che è sottoposto all’obbligo di firma periodico. L’uomo, che si dice specialista in diete macrobiotiche e dispensa consigli sul web, alla medicina tradizionale sembra preferire l’impasto alternativo delle sue conoscenze nutrizioniste. Dirà nell’arringa il suo avvocato, Eleonora Prandi, che l’imputato non era stato messo a conoscenza del fatto che la malattia della madre fosse allo stato terminale. «Le sorelle gli hanno sempre evitato di avere contatti coi medici – ha spiegato ieri il legale –, tanto che lui chiedeva ai dottori i tempi di guarigione». Perché tentano di escluderlo? Per la difesa è una questione di soldi. «Era il figlio maschio, il più coccolato dalla madre – ha affermato il difensore –. Le sorelle dicevano che lui non lavorava e chiedeva denaro. Dietro la volontà di una delle sorelle di curare la madre si celava l’interesse per l’eredità. Voleva estromettere il fratello. Che, per l’appunto, se verrà condannato, non potrà avere diritto all’eredità».

IL VIAGGIO – Durante i suoi spostamenti alla volta del Portogallo l’uomo aveva appuntato ogni tappa su una sorta di diario di bordo, ma staccato il telefonino ed evitato alberghi per evitare di essere rintracciato dalle forze dell’ordine. La donna, intanto, viveva un inferno. Racconta ancora L’Eco:

L’episodio che dà il via all’inchiesta è quello del 4 marzo 2011, alla vigilia del ricovero in un hospice. Il quarantaduenne prende la madre, la sistema su una sedia da ufficio con le rotelle e la trasporta sino al suo monovolume, dove la pensionata viene caricata. È l’inizio di un viaggio misterioso. Perché il figlio stacca il telefonino e i carabinieri, ai quali si sono rivolte le sorelle per denunciarlo, non riescono a individuare il tragitto. L’uomo è diretto in Portogallo: è lì che è convinto ci sia la salvezza per la madre. Non vuole farsi intercettare dalle forze dell’ordine e per questo evita alberghi e luoghi dove si chiedono documenti. Il viaggio diventa così un inferno per la povera donna. Perché non ha morfina con sé per alleviare il dolore. E perché è costretta a dormire in auto, a fare i bisogni per strada. Lo annota lo stesso figlio in un diario di bordo, nel quale si segna pure gli alimenti macrobiotici somministrati alla madre. Che si aggrava tanto da costringere P. B. P., quando sono nella Spagna occidentale, a rivolgersi a un ospedale. La donna viene ricoverata in rianimazione. Morirà sola in reparto il 10 marzo. Perché il figlio, nel frattempo, ha preso un aereo ed è tornato in Grecia per sottoporsi all’obbligo di firma. Senza rivelare alle sorelle dove la madre stava agonizzando.

* Fonte Giornalettismo

 

Uomo rapisce la madre malata terminale per farla curare

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Moglie chiede la separazione perché, nel viaggio di nozze, il marito ha portato con sé la propria madre. Succede a Roma dove una trentaseienne napoletana, Marianna C., estetista, si è rivolta al giudice a poco più di un mese dal matrimonio con Stefano O. L'episodio che ha fatto degenerare il rapporto coniugale è cominciato il 13 dicembre scorso, due giorni dopo le nozze, quando i neo sposi si sono presentati all'aeroporto di Fiumicino per imbarcarsi alla volta di Parigi, metà del viaggio di nozze.

Allo scalo romano - si legge nel ricorso presentato dalla sposa al tribunale con l'assistenza degli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona - si è presentata anche la madre dello sposo. Alle garbate lamentele della moglie, l'uomo ha risposto che non poteva lasciare la mamma malata da sola.

Dopo una luna di miele in tre, e dopo le festività natalizie, anche queste passate con la suocera, la giovane sposa non ne ha potuto più ed è tornata a Napoli, sua città di origine, dai propri genitori.

Nel ricorso si sottolinea che l'eccessivo «legame affettivo» del marito per la propria madre renda impossibile il costituirsi di un sano rapporto coniugale.

* Fonte IlGazzettino


Marito porta ''mammina'' nel viaggio di nozze: tornati, la sposa chiede il divorzio
 
Nonostante fosse malata di Aids, ha allattato tranquillamente sua figlia, credendo che il virus non fosse contagioso. E' finita sotto processo Barbara Seebald, 41enne sieropositiva da circa 20 anni, così come suo marito Leonhard. I due, seguaci del discusso guaritore tedesco Ryke Geerd Hamer, erano convinti che i pericoli del virus dell'HIV fossero dei veri e propri 'miti', inventati dai medici e dalle case farmaceutiche a scopo di lucro.

Barbara, dopo aver contratto il virus, per anni è rimasta nel pieno della salute, particolare che ha avallato la sua convinzione. "Sto benissimo, non ricordo l'ultima volta che sono stata male", ha detto la donna in tribunale a Graz, in Austria. Stando a quanto raccontano i giornali, la donna si sarebbe prima rifiutata di partorire con il cesareo (che avrebbe diminuito i rischi di un contagio) e poi avrebbe insistito per allattare al seno la piccola Muriel, che ora, a 10 mesi, si ritrova sieropositiva anche lei. Barbara è stata condannata a 10 mesi di carcere, pena sospesa (ora è a piede libero), ma ha dichiarato di voler appellare la sentenza.

* Fonte Leggo

Barbara Seebald

Barbara Seebald

Non crede all'aids: Allatta la figlia e la infetta

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