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Spende oltre 70mila euro in iPhone per chiederle la mano, ma lei dice 'no'

CINA - Vuoi sposarmi? Di certo si sarebbe aspettato una risposta diversa il ragazzo cinese che ha comprato ben 99 iPhone per convincere la sua fidanzata a dirgli di "sì". E invece, dopo aver speso oltre 70mila euro in cellulari di ultima generazione, il giovane ha dovuto anche affrontare la delusione del "no". E pensare che aveva anche disposto a terra le scatole con gli smartphone in modo che formassero un cuore.

Il giovane "romanticone" originario di Guangzhou, città della provincia di Guangdong, ha speso l'equivalente di 17 anni di stipendio di un lavoratore medio. Le fotografie della sua sfortunata proposta sono diventate immediatamente virali su Weibo, una sorta di versione cinese di Twitter. Dopo il rifiuto della ragazza, il giovane ha passato alcuni minuti immobile, letteralmente senza parole.

tgcom24.mediaset.it


 

Si sposa la donna più gelosa del mondo: costringeva fidanzato alla macchina della verità

INGHILTERRA - La gelosia, secondo Shakespeare, sarebbe un mostro dagli occhi verdi.

In realtà oggi potremmo identificarla con una donna di 43 anni, capelli scuri e un po' in sovrappeso. Si perchè Debbie Wood, che ad Halloween ha sposato il (coraggioso) fidanzato Steve a Leicester, è ufficialmente la donna più gelosa d'Inghilterra, se non del mondo.

Debbie soffre di quella che i medici chiamano la «sindrome di Otello» (per rimanere in tema shakespeariano), il che significa che ha un problema di fiducia non trascurabile nei confronti del partner. Tanto da controllare il suo smartphone, il suo tablet, il suo pc e, addirittura, da sottoporlo alla macchina della verità ogni volta che varca la soglia di casa.

Debbie e Steve si sono conosciuti su Facebook nel 2011 e si sono subito piaciuti: da lì in poi Debbie ha passato il tempo ad assicurarsi che a lui non piacessero altre donne. Sarà stata la sua precedente relazione finita male, o il fatto che Steve nei primi tempi della loro frequentazione sia uscito anche con un'altra ragazza, fatto sta che Debbie in questi tre anni non gliene ha fatta passare una.

Controllo parentale attivo su tablet e pc, vietato guardare riviste in cui rischiano di apparire ragazze in abiti succinti, televisione permessa solo sotto l'occhio vigile della compagna: Steve Wood non ha certo avuto vita facile. Ma è andato fino in fondo e ha sposato quella che è convinto sia la sua anima gemella, alla faccia di tanti uomini che scappano per molto meno.

E la macchina della verità? Debbie l'ha comprata su Internet in modo da appurare se il fidanzato avesse buttato l'occhio su qualche altra donna nel corso della giornata. «Non deve pensare che le altre ragazze siano sexy - spiega una categorica Debbie - se sei felice nel tuo rapporto le altre donne non dovresti nemmeno vederle». Anche se, qualche - drammatica - volta, Steve è stato «beccato» a mentire. Ma, dice lui, era colpa dello stress che gli provocava l'interrogatorio quotidiano.

Comunque ora che sono sposati forse Debbie potrà dormire sonni un tantino più tranquilli. Non sappiamo se poter dire lo stesso di Steve.

ilmessaggero.it


 

Sei mesi di chemio ma non è malata, la risarciscono ma ha danni permanenti

SCOZIA - Quando nel 2008 le diagnosticarono un tumore al fegato allo stato terminale, Ann Milne, che all'epoca aveva 56 anni, non ha avuto dubbi: si doveva subito sottoporre alla chemioterapia.

Sei mesi estenuanti fatti di angosce, dolori, perdita di capelli, vomito e stanchezza. Un tunnel alla fine del quale ha scoperto, nel 2009, che la diagnosi era sbagliata e che lei non era mai stata ammalata di cancro.

Una scoperta dal sapore agrodolce. Da un lato l'euforia di una donna, nonna e madre di 4 figli, che si sente rinascere e assapora nuovamente il gusto di una vita che sino a poco prima sembrava perduta. Dall'altro la disperazione nel constatare che quella cura inutile ha lasciato una traccia indelebile: danni muscolari permanenti che costringono Ann a una vecchiaia prematura, tanto da far diventare indispensabile un bastone per poter camminare. Solo ora è riuscita a ottenere un cospicuo risarcimento per il suo caso di "malasanità". Molti soldi, ma niente scuse. L'azienda sanitaria si è limitata a dire: «Possiamo confermare che la questione è chiusa». 

«Hanno rovinato la mia vita - dice Ann - Io sono stata sempre piena di energia ed ero abituata a fare lunghe passeggiate con la mia famiglia, mentre ora non riesco a camminare per pochi metri senza stancarmi. Questa storia mi ha invecchiata di 20 anni. Sono disgustata al pensiero di essermi sottoposta alla chemioterapia per una malattia non ho nemmeno avuto, di aver subito una cura che avrebbe potuto uccidermi. Il peso che ha dovuto sopportare la mia famiglia è stato enorme, non credo che ci sarà mai la possibilità di superare tutto questo: mi era stata data una condanna a morte». 

Ann, ex segretaria di Fraserburgh, Aberdeenshire, in Scozia, nel novembre 2008 restò devastata nell'apprendere di avere un cancro al fegato, cinque anni dopo aver sconfitto un cancro al seno. Aveva avvertito un dolore al braccio destro nel novembre 2008 e si fece visitare dal medico di famiglia. I test evidenziarono varie lesioni al fegato che i medici diagnosticarono erroneamente come tumori cancerosi: dissero ad Ann e a suo marito Graeme, 50 anni, operatore di gru, che la scienza non poteva far nulla per salvarla dal cancro. In ogni caso le fu data la possibilità di sottoporsi alla chemioterapia, almeno per allungarle un po' la vita e regalarle più tempo da passare con i suoi figli (Lynne, 36anni, Douglas, 31, Neil, 29 e Paul, 28) e i suoi nipoti Skye, 17, Nikole, 14, Lily e Siena, entrambi di un anno. Per i sei mesi successivi Mrs. Milne ha subito sedute di chemioterapia che le fecero perdere i capelli e le provocarono vomito e affaticamento. Rimase talmente devastata che a un certo punto i figli pensarono che avesse avuto un ictus. In quel periodo Ann avviò un libro di memorie per aiutare i suoi figli a ricordarla e cominciò a fare progetti per il suo funerale. 

Ann racconta di aver accettato gli orrori della chemioterapia solo per guadagnare tempo prezioso da vivere con figli e nipoti. Dopo la prima seduta fu ricoverata in terapia intensiva perché il suo cuore stava cedendo. Il trattamento la costrinse a letto per mesi, senza energie da spendere per giocare con i nipoti. Quando, però, nel 2009 i medici notarono che le condizioni di Ann erano invariate, la convocarono all'Aberdeen Royal Infirmary per un check-up. «Pensai che volevano dirmi che stavo rispondendo bene al trattamento - dice Ann - Ho cominciato a chiedermi se avessi in qualche modo battuto il cancro ancora una volta, nonostante la diagnosi. Quando il medico mi disse che ero addirittura libera dal cancro, mi sentii totalmente felice. Ma quando aggiunse che il cancro io non lo avevo mai avuto l'esaltazione svanì. Mi disse che i "tumori" che avevano trovato erano solo lesioni innocue e non cancerose. A quel punto, la felicità si trasformò in rabbia. Mi avevano rubato parte della mia vita». 

Ora Ann ha ottenuto un risarcimento a sei cifre dall'azienda sanitaria NHS Grampian, ma sottolinea come l'organizzazione non sia mai riuscita a chiedere scusa. Un portavoce della NHS si è limitato a dire: «Siamo in grado di confermare che la questione è chiusa».

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