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Attimi di terrore per un automobilista californiano che non riusciva a fermare la sua Toyota Prius cui si era bloccato l’acceleratore. La brutta avventura è capitata a James Sikes, 61 anni, mentre percorreva l’autostrada numero 8 e si apprestava ad uscire a San Diego.

L’auto ha improvvisamente accelerato e si è bloccata a 145 chilometri orari. Sikes ha quindi chiamato la polizia che gli ha consigliato di utilizzare il freno a mano ed ha inviato una pattuglia che si è piazzata di fronte alla Toyota impazzita, riuscendo a bloccarla dopo alcuni chilometri.

L’incidente è avvenuto mentre la casa automobilistica giapponese, che ha richiamato 9 milioni di autovetture difettose, organizzava una dimostrazione in diretta per difendere il proprio sistema elettronico di accelerazione dalle accuse di malfunzionamento. Nell’agosto scorso, una Toyota sfuggita al controllo del conducente ha causato un incidente in cui sono rimaste uccise quattro persone, tra cui un poliziotto.

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* Fonte BlitzQuotidiano

 

James Sikes Toyota

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La ragazza senza vagina

slipArrivano nel mio studio all’ospedale di Pieve di Cadore con l’aria imbarazzatissima, mano nella mano. Lei ha 18 anni, un viso semplice, da ragazza di montagna. Lui, 23 anni, non trattiene gli sguardi innamorati. Si siedono l’uno accanto all’altro, ma nessuno dei due parla. Cerco di rompere il ghiaccio… E solo dopo un ripetuto scambio di occhiate e di sorrisi nervosi, lei prende coraggio e dice: «Dottore, ci vogliamo molto bene, ma non riusciamo a fare l’amore». Tento di farmi spiegare meglio e, fra mille reticenze, la giovane (chiamiamola Giovanna) racconta che tutto funziona bene nella fase preliminare: Federico è attratto fortissimamente (insomma, non ha nessun problema di impotenza), lei prova un robusto senso di eccitazione. Però, quando arrivano al dunque, lui non riesce ad avere un rapporto completo, perché incontra un ostacolo fisico, una barriera all’interno della vagina che lo blocca. E, mi assicurano, Giovanna non contrae con troppa forza i muscoli per un problema psicologico, come può accadere: c’è proprio qualcosa che impedisce l’ingresso del pene.

MESTRUAZIONI ASSENTI -
Penso, per qualche attimo, a quello che in termine tecnico si chiama imene imperforato. Se questa lamina fibrosa (l’imene, appunto, che in genere si rompe durante il primo rapporto sessuale, facendo perdere la verginità) è particolarmente grossa ed estesa, può creare problemi. Ma quasi sempre si accompagna anche all’impossibilità, per il sangue mestruale, di uscire nel modo dovuto, con conseguenti forti dolori all’addome. Giovanna, però, dichiara di non avere mai avuto problemi di questo genere. O meglio: non ha mai avuto dolori, e nemmeno le mestruazioni. Mai, nemmeno una volta.. Le chiedo se altri ginecologi l’hanno già vista. «Sì, uno», risponde. «Cioè no… Sono andata quando avevo 16 anni e mia madre era preoccupata per l’assenza del mestruo. Mi ha detto che un ritardo, anche di anni, può capitare. Ma non mi ha sottoposto a una vera visita».

LA VAGINA NON SI E' MAI FORMATA - A questo punto chiedo a Giovanna di sistemarsi sul lettino e comincio a esaminare la zona genitale. Apparentemente, almeno per quanto riguarda l’esterno, è tutto nella norma. Ma quando provo a controllare la vagina, mi accorgo, incredibilmente, che non c’è. Il canale è chiuso da una parete di tessuto cicatriziale: come una porta murata. Un’ecografia, eseguita subito dopo, conferma: la vagina non esiste, non si è mai formata, mentre è presente un piccolo abbozzo di utero, e ci sono le ovaie, perfette, e le tube. Prescrivo un’urografia a Giovanna (un esame radiografico con liquido di contrasto) per capire in quali condizioni è l’apparato urinario, così strettamente connesso a quello genitale. Mentre parlo, la ragazza e il fidanzato mi guardano silenziosi, allibiti. Ma anch’io sono sorpreso perché, lo ammetto, non ho mai visto niente di simile in 25 anni di lavoro. E quando i due abbandonano l’ambulatorio, vado subito a consultare la letteratura scientifica.

UNA SINDROME RARA - Ebbene, scopro che il problema di Giovanna è molto raro, ma ha un nome: sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser. L’origine è congenita: per una serie di errori durante lo sviluppo embrionale, non si forma una parte degli organi genitali (vagina e utero). La presenza delle ovaie e degli ormoni che producono, a partire dagli estrogeni, rendono però possibile uno sviluppo fisico regolare e l’appetito sessuale. Purtroppo, le donne colpite da questa malattia sono sterili. Quando Giovanna torna, dopo alcuni giorni, con l’esito dell’urografia, scopro che le manca anche un rene, sempre per problemi congeniti. Anche questo fa parte della sindrome. Ma lei non se n’era mai accorta, fino a quel momento.

L'INTERVENTO CHIRURGICO - Propongo alla ragazza di intervenire chirurgicamente, con un’operazione semplice, dal punto di vista tecnico, ma impegnativa per quanto riguarda il «dopo». Si deve incidere il tessuto cicatriziale che blocca la vagina e scollarlo, piano piano, creando una cavità che permetta il passaggio del pene. Il problema è che l’organismo tende a richiudere quasi subito questi spazi e, per evitarlo, bisogna usare apposite protesi, di cristallo o di teflon, che vanno lasciate nella nuova cavità giorno e notte, almeno per i primi tre mesi. Poi, per altri tre mesi, solo la notte. Queste protesi, che hanno grosso modo le dimensioni di un pene, vanno spalmate con una crema a base di estrogeni, per favorire la formazione di una mucosa simile a quella della vagina vera. Devono essere tolte solo durante i rapporti sessuali, che possono iniziare due mesi dopo l’operazione e vanno, anzi, incentivati. Un lubrificante ad hoc aiuta, all’inizio, la penetrazione. E il clitoride (che era già presente) consente alla donna di arrivare all’orgasmo.

LIETO FINE - Giovanna e Federico dicono sì, senza esitare: «Non importa se non potremo avere figli. Vogliamo soltanto amarci». L’intervento riesce al meglio e la ragazza dimostra una disciplina ferrea. Adesso vive con Federico, si sono sposati. E quando viene a fare una visita di controllo, di tanto in tanto, ha finalmente perso un po’ della sua timidezza. «Ho nascosto quelle protesi», mi ha confessato qualche tempo fa. «Adesso che tutto è passato, mi fanno arrossire…»

Carlo Cetera, ginecologo, all’ospedale di Pieve di Cadore (Belluno)

Articolo riportato sul giornale OKsalute

* Fonte Corriere.it

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Farà il giro del mondo la notizia proveniente da Belgrado non per l'importanza quanto per l'effetto ridicolo che scatena: Zeljko Tupic è stato ricoverato d'urgenza dopo che, per prevenire i suoi problemi erettili, si è inserito una matita nel pene. Durante la notte di sesso, però, "l'attrezzo" è andato a conficcarsi fino alla vescica obbligando il povero Zeljko a chiamare l'ambulanza.

I medici sono stati costretti ad operare d'urgenza. E quando il paziente è risultato fuori pericolo hanno potuto tirare un sospiro di sollievo e farsi anche una risata. Zeljko ha confessato ai chirurghi di avere avuto in passato problemi di erezione. E dato che quella sera aveva un appuntamento galante con una nuova fiamma non voleva fare brutta figura.

Ecco dunque l'idea, che non sarà certo catalogata tra le più brillanti della storia: infilarsi una matita nel pene per mantenere l'arto rigido. Tutto bene all'inizio fino a che il povero Zeljko si è accorto che qualcosa non andava. Nell'amplesso la matita aveva iniziato a risalire su per l'uretra andando a conficcarsi fino alla vescica. I dolori lancinanti hanno costretto la coppia a chiamare d'urgenza un'ambulanza.

"Tupic ha detto di non sapere dell'esistenza di farmaci come il Viagra - ha detto il dottor Aleksandar Milosevic al quotidiano Kurir -. All'inizio aveva anche negato di essersi infilato qualcosa nel pene, ma poi i raggi X hanno chiarito tutto. In futuro - conclude il medico - Tupic proverà la pillola blu prima di mettere mano all'astuccio e provare con qualche altro oggetto di cancelleria".

* Fonte Tgcom


Ha problemi di erezione, per risolverli s'infila una matina nel pene: Ricoverato

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