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NEW YORK - Al termine di una battaglia legale durata tre anni, il tribunale ha dato ragione a Tabitha Mullings, la trentacinquenne di Brooklyn, che ha ottenuto un maxi-risarcimento di 17,9 milioni di dollari. A causa della negligenza del Brooklyn Central Hospital, la donna è infatti stata costretta a subire l'amputazione di mani e piedi, oltre ad avere perso la vista da un occhio.


Nel 2008 Mullings venne ricoverata e rimandata a casa nel giro di poche ore con la diagnosi di un calcolo renale, e con alcuni antidolorifici. Quando il giorno dopo chiamò il pronto intervento in preda a dolori lancinanti, l'infezione - non riconosciuta dai medici - si era già propagata alle estremità e non c'è stato altro da fare che tagliare entrambe le mani ed i piedi.


Il denaro non cancellerà la triste realtà che la donna deve affrontare tutti i giorni della sua vita, ma per la trentacinquenne, madre di tre figli, almeno giustizia è stata fatta. «Non posso fare nulla da sola, svegliarsi ogni mattina è un incubo», ha detto la donna, che ora sta cercando di imparare a camminare di nuovo grazie alle protesi hi-tech. A pagare il risarcimento saranno l'ospedale e due dei suoi medici, costretti a sborsare 9,4 milioni di dollari, e la città di New York, che contribuirà con 8,5 milioni.

 

* Fonte Leggo

 

Le amputano mani e piedi per errore: risarcimento di 17,9 milioni -Foto-

 

Le amputano mani e piedi per errore: risarcimento di 17,9 milioni -Foto-

 

Le amputano mani e piedi per errore: risarcimento di 17,9 milioni -Foto-

 

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La convivenza con una compagna di stanza disinibita e ossessionata dal sesso l'avrebbe fatta ammalare di depressione e adesso chiede i danni al college che non l'ha tutelata. Lindsay Blankmeyer, un’ex studentessa americana del cattolico Stonehill College, questa settimana ha trascinato davanti al tribunale di Boston l’ateneo in cui si è laureata nel 2011 chiedendo all’istituto di Easton, Massachusetts, un risarcimento di 150.000 dollari per le sofferenze psicologiche subite.

PROBLEMI DI CONVIVENZA - La ventiduenne si sarebbe iscritta al college cattolico nel 2007, ma i suoi problemi sarebbero iniziati solo nell'ultimo anno di università quando le fu assegnata una stanza da condividere con la procace Laura Sidla. Quest'ultima non solo avrebbe invitato più volte il fidanzato nella loro stanza facendo sesso a poca distanza dal letto della compagna di camera. Ma più volte, quando non era in dolce compagnia, si sarebbe collegata a siti web a luci rosse e avrebbe fatto sesso online davanti agli occhi increduli della coinquilina. Questi atteggiamenti strafottenti e audaci avrebbero provocato seri danni alla psiche della ventiduenne che avrebbe sofferto di una «depressione con istinti suicidi e di una sindrome da deficit di attenzione». La ragazza si sarebbe rivolta più volte ai dirigenti del college chiedendo una stanza singola, ma a suo dire i suoi interlocutori non le avrebbero offerto aiuto e la loro superficialità avrebbe aggravato le sue condizioni. «L'istituto di Shonehill ha rifiutato la richiesta di una stanza singola e nelle settimane e nei mesi successivi Lindsay è caduta in una depressione molto forte ed è stata costretta ad allontanarsi dal college per farsi curare» si legge nella causa legale intentata dalla Blankmeyer.

VERSIONI DISCORDANTI - La ventiduenne avrebbe passato gli ultimi 6 mesi dell'università a casa sua a New York e nonostante la forte depressione sarebbe riuscita a studiare e a laurearsi in arte nel settembre del 2011. Da parte sua l'istituto contesta la ricostruzione degli avvenimenti presentata dal legale della Blankmeyer. Secondo Kristen Magda, portavoce di Stonehill, il college si sarebbe comportato in maniera professionale offrendo alla ragazza diverse alternative tra cui la possibilità di trasferirsi in una stanza singola. La portavoce dell'ateneo sostiene che la studentessa «non ha mai rivelato al personale universitario che i suoi problemi derivassero dall'intensa attività sessuale della compagna di stanza». I legali della ventiduenne, invece, contraddicono la versione del college affermando che alla loro assistita sono state proposte solo due inaccettabili opzioni: o trasferirsi in un ex sala studio minuscola oppure andare a vivere in un dormitorio che aveva la fama di essere un luogo in cui si organizzavano continui festini.

* Fonte Corriere della Sera

Lindsay Blankmeyer

L'amica fa troppo sesso, ragazza chiede risarcimento all'Università -Foto-

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Laura Sidla

L'amica fa troppo sesso, ragazza chiede risarcimento all'Università -Foto-

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L'amica fa troppo sesso, ragazza chiede risarcimento all'Università -Foto-

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L'amica fa troppo sesso, ragazza chiede risarcimento all'Università -Foto-
 

USA - E' stato lasciato per due anni in una cella di isolamento dopo esser stato pizzicato ubriaco alla guida, ha fatto causa ed è stato risarcito con 22 milioni di dollari. Era il 2005 e Stephen Slevin viene arrestato in new Mexico per guida in stato di ebrezza e rinchiuso in una cella di isolamento. E lo lasciano lì, per 2 anni. In questo lungo periodo di tempo, Slevin ha bisogno di assistenza medica, dentistica soprattutto, ma gli viene vietata. E' addirittura costretto a togliersi dei denti da solo. Anche le unghie dei piedi, crescendo nella carne, hanno provocato infezioni.
“Le guardie della prigione mi passavano accanto ogni giorno, mi guardavano deteriorare progressivamente e non hanno mai fatto nulla. Le mie richieste di un dottore o di un dentista non sono state ascoltate. Non ho fatto causa per i soldi, ma perché il mondo sapesse come si può essere trattati” ha dichiarato Slevin dopo il processo.

* Fonte Leggo
Al momento del rilascio:
Detenuto dimenticato in cella di isolamento per due anni, ottiene 22 milioni di risarcimento
Al momeno dell'arresto:
Detenuto dimenticato in cella di isolamento per due anni, ottiene 22 milioni di risarcimento
Oggi:
Detenuto dimenticato in cella di isolamento per due anni, ottiene 22 milioni di risarcimento
Detenuto dimenticato in cella di isolamento per due anni, ottiene 22 milioni di risarcimento