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La ragazza che può ricordarsi solo le ultime ventiquattro ore della sua vita ha 19 anni, si chiama Jess Lydon e abita a Walsgrave, nella contea di West Midlands, nella pancia del Regno Unito. Tutto quello che conosce della sua vita è il presente. Non sa più che la sua migliore amica è incinta. E neanche che suo nonna Audrey è morta lo scorso anno. A 69 anni. Si volevano un bene da matti e lei il giorno del funerale ha appoggiato una rosa bianca sulla bara. Non sa quando è Natale. Figuriamoci Pasqua. Ogni tanto le arrivano delle immagini sfocate e lei dice: «ah, ecco, forse è così», ma non sa bene dove la porta il filo dei suoi pensieri. Le escono frasi bele - «mi piace molto percorrere il bordo curvo della città» - e anche tremende: «la mia vita è rovinata».

La sua malattia si chiama Sindrome di Susac. E nel mondo ce l’hanno solo duecentocinquanta persone. La maggior parte sono donne, con un’età che va dai 18 ai 40 anni. Non si sa come la si prende. E fino al 1979 non l’avevano neppure catalogata. Poi sono cominciati gli studi. Si soffre di encefalopatia (danni neuronali, per esempio), ipoacusia neurosensoriale (riduzione dell’udito per colpa del nervo acustico) e di occlusione arteriolare (il sangue fatica a fluire). La diagnosi è sempre complicata. La Sindrome arriva all’improvvio e in genere si manifesta con attacchi ricorrenti che durano più o meno quindici mesi. Come si presenta se ne va. Senza preavviso. Non sono segnalati casi mortali, ma su un terzo dei pazienti restano postumi sensoriali e neurologici di gravità variabile. I medici cercando di curarla con cocktail di farmaci a base di steroidi, ma non sanno bene neanche loro dove sbattere la testa. Tracey, la mamma di Jess, giura che da novembre la vita della sua bambina è diventata un incubo. «E’ una pittrice, sapete? Fa la scuola d’arte e ha le mani fatate. disegna divinamente. E poi recita. Bravissima».

Quando la Sindrome l’ha messa in gabbia era diventata la protagonista di «We will rock you». Invece adesso è uno scherzo del destino. Un’aquila reale che soffre di vertigini. Anzi, secondo Tracey è persino peggio. «E’ come una pensionata con l’Alzheimer. Spesso mezzora dopo la colazione mi chiede se dobbiamo ancora sederci a tavola. Mi viene da piangere. E non mi resta che pregare».

Lei, Jess, lo sa che le cose non funzionano. Il suo ragazzo l’ha lasciata e ha dovuto rinunciare anche al College. Ma lei di lui non ricorda neppure il nome. Passa le giornate a guardare fuori dalla finestra. Come se la soluzione fosse là, nascosta dietro gli alberi di albicocche. Spera la luce della campagna le riaccenda la memoria entrandole negli occhi. Ha un profilo sottile, delicato, la pelle molto bianca e il naso da francese. In genere si lega i capelli dietro la testa con un elastico. Si cura, perché «quando questo disastro sarà passato voglio che la vita mi trovi in ordine». Ha smesso anche di uscire. Ha paura di non trovare più la strada di casa. E spesso si domanda anche se davvero l’ha invitata qualcuno. Con il buio, poi, diventa ancora più triste. Le era sempre piaciuta la notte. Convinta che il mondo si comportasse meglio restando fermo. Invece adesso si è fermata lei. E tutto quel buio silenzioso le è piombato addosso.

* Fonte LaStampa

L'incredibile storia di Jess, la ragazza che ricorda solo le sue ultime 24 ore

L'incredibile storia di Jess, la ragazza che ricorda solo le sue ultime 24 ore

 

TLC mostra nel programma “My strange Addiction” delle persone dipendenti da diverse sostanze o oggetti: ci sono soggetti attratti dall’amido di mais o semplicemente dal dormire con l’asciugacapelli accanto. La nuova serie, che inizia questo fine settimana, però, promette di discutere di soggetti ancora più bizzarri. Nella terza stagione, infatti, si parla di Kailyn, una teenager che non riesce a fare a meno di mangiare plastica. La diciottenne, residente a Sacramento, in California, crede di aver mangiato più di 60.000 prodotti in plastica negli ultimi 11 anni. La ragazza ha mangiucchiato di tutto: dalle bottiglie d’acqua alle custodie per CD.

Ho mangiato 12 telecomandi, più di 5.000 perline, oltre 1.000 spadine da cocktail, 100 forchette, una decina di bottiglie d’acqua, due ciucci, tre custodie di CD, circa 50 appendiabiti, circa 25 tappi di plastica“. Ecco quanto ammesso dalla ragazza divora-plastica, la quale ammette: “Sento continuamente il bisogno di mangiare plastica, è una necessità impellente“. Quando le chiesero perché lei amasse così tanto il materiale plastico, ha spiegato che il bello sta nella texture dell’oggetti di plastica, non tanto nel gusto: “È attraente la texture ruvida e il modo in cui scricchiolandola si avverte una sensazione di ruvidità nonché di liscezza“. Il suo ‘piatto’ preferito sono le spadine per il cocktail e per le bevande in generale, anche se ammette di adorare anche la consistenza del telecomando della TV.

Kailyn ha spiegato il modo in cui mangia tali oggetti, in particolare il telecomando: “Prendo un pulsante di spegnimento, lo metto sulla lingua e lo ingoio”. Gli elementi in plastica per lei sono i suoi spuntini più frequenti. Kaylin dice che anche il suo lavoro le permette di coltivare la sua insolita passione: “Sono una cameriera in un ristorante e ho un sacco di plastica a disposizione“, ha spiegato. “Mangio spade di plastica 15 volte al giorno, di più, invece, se passo una giornata stressante”. Kailyn è consapevole del fatto che tale abitudine potrebbe essere dannosa per la sua salute. Kaylin non è l’unico ‘caso strano’ presentato dal programma televisivo: infatti, la serie si apre con Nathaniel, un uomo dell’Arkansas, che ha ammesso di essere sessualmente attratto dalla sua auto.

* Fonte attualissimo

L'incredibile storia di Kailyn: ''Non riesco a smettere di mangiare plastica''

L'incredibile storia di Kailyn: ''Non riesco a smettere di mangiare plastica''

 
Quattro persone, tra le quali un religioso islamico, sono state arrestate nel Bangladesh perché coinvolte nella morte di una ragazzina di 14 anni, Hena Begum, fustigata pubblicamente in quanto accusata di avere una relazione con un cugino sposato. Condannata a ricevere 80 frustate, l'adolescente è morta in ospedale sei giorni dopo il ricovero; la polizia sta ricercando altre 14 persone, tutte coinvolte nella morte della ragazzina.

La punizione alla 14 enne è stata inflitta seguendo le norme della sharia, la legge islamica, e la sentenza è stata pronunciata da un tribunale di villaggio composto da anziani ed esponenti religiosi.

Un ufficiale della polizia locale ha spiegato che, ancor prima che la sentenza venisse emessa, la giovane era stata picchiata dalla famiglia del cugino, e che gli anziani del villaggio hanno chiesto al padre dell'adolescente di pagare una multa pari a circa 700 dollari. Disperato il padre, Dorbesh Khan: "Che giustizia è questa? - ha chiesto in lacrime, intervistato dalla Bbc -. Mia figlia è stata picchiata fino a farla morire in nome della giustizia. Se si fosse trattato di un tribunale regolare sarebbe ancora viva".

La polizia è comunque ancora in atesa dei risultati dell'autopsia, poiché non è stato chiarito se la 14enne sia stata uccisa dalle frustate o se sia morta per altri motivi.

* Fonte Tgcom


Hena Begum

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